21 ottobre 2026
La farinata, dicono a Genova, è nata da una tempesta
La leggenda la fa risalire al 1284, dopo la Meloria: sacchi di ceci e barili d’olio rovesciati in stiva. Le prime notizie scritte, in effetti, sono di fine Duecento. Genova e Pisa se la contendono ancora.

Si racconta così. 1284, battaglia della Meloria: Genova batte Pisa e porta via i prigionieri. Sulla rotta del ritorno una tempesta rovescia in stiva sacchi di ceci e barili d’olio, e l’acqua di mare mescola tutto. Quella poltiglia, lasciata al sole, si asciuga in una specie di frittella. Qualcuno, per fame, la assaggia. A terra la rifanno apposta, stavolta in forno. E — sempre secondo il racconto — agli sconfitti la dedicano per scherno: «l’oro di Pisa».
È una leggenda, e chi la riporta lo scrive chiaramente. Però il Comune di Genova colloca le prime notizie sulla farinata proprio alla fine del Duecento, e fa risalire la versione «ufficiale» della ricetta a un documento del 1477.
Il nome cambia a ogni pezzo di costa: fainâ a Genova, cecina a Pisa, torta di ceci a Livorno, fainè in Sardegna, socca a Nizza, fainá in Argentina, dove l’hanno portata i genovesi emigrati. Due città se la contendono da settecento anni e nessuna delle due molla.
Da noi esce sottile e ben cotta, da mangiare calda con una macinata di pepe. Questa settimana è nel menù, in Piazzale Bacone.
