7 ottobre 2026
Il piatto più inglese che ci sia compare prima in un libro di cucina viennese
Si chiama come il duca che batté Napoleone a Waterloo, ma nessuno ha mai trovato il legame fra i due. E le prime volte che il nome compare scritto, non succede in Inghilterra.

Il nome dice Wellington, cioè Arthur Wellesley, il duca che a Waterloo fermò Napoleone. Sembra ovvio. Solo che il legame fra l'uomo e il piatto non lo ha mai trovato nessuno: la ricostruzione di Wikipedia lo scrive senza giri di parole, l'origine del nome è poco chiara e la connessione fra i due è sconosciuta.
Curiosa è la geografia delle prime tracce. Un libro di cucina viennese del 1891 ha già un «Filet à la Wellington»: filetto in crosta, pancetta a scelta e salsa al tartufo, e nessun fungo. Il 10 novembre 1899 il nome sta su un menù di una nave della Hamburg-America. Nel 1903 compare su un annuncio del Los Angeles Times. Nel 1910 sta in un ricettario polacco, quello di Marya Ochorowicz-Monatowa, come «Polędwica wołowa à la Wellington». Nel 1923 entra nel canone professionale col Répertoire de la Cuisine. Vienna, un transatlantico tedesco, la California, Varsavia: Londra tarda.
Poi ci sono le ipotesi. Che il nome venga dallo stivale di gomma, il wellington, per la forma del fagotto. O che sia solo un ribattezzo patriottico di un piatto francese che già esisteva, il filet de bœuf en croûte. Scegli tu.
Da noi questa settimana c'è il filetto alla Wellington con lardo e senape. Il legame con il duca non lo garantiamo.
