28 ottobre 2026

Il curry in polvere lo ha messo in vendita per primo un profumiere

La prima pubblicità britannica del curry in polvere, nel 1784, è di una profumeria di Piccadilly. E «curry», in tamil, non è il nome di un piatto: vuol dire sugo.

Una ciotola di pollo al curry

Nel 1784, a Londra, esce la prima pubblicità britannica del curry in polvere. Non la mette un droghiere: la mette una profumeria, il Sorlie's Perfumery Warehouse di Piccadilly, che lo vendeva accanto alle essenze. La miscela era un prodotto inglese, fatto per rifare in casa qualcosa che somigliasse a quello che gli ufficiali avevano mangiato in India.

La parola viene dal tamil kaṟi, che vuol dire sugo, companatico per il riso: non è il nome di un piatto. Secondo la storica Lizzie Collingham, «curry» è una categoria che gli europei hanno appoggiato sopra centinaia di preparazioni indiane diverse, infilandole tutte nello stesso cassetto. Una ricetta fissa della polvere non è mai esistita: ogni marca ha la sua.

Nell'Ottocento entra in tutti i ricettari di lingua inglese — Eliza Acton nel 1845, Isabella Beeton nel 1861 — e da lì parte per il mondo: i mercanti inglesi la portano in Giappone, dove diventa il curry giapponese. Nel 1974 Madhur Jaffrey scrive che nessun indiano usa il curry powder; in India le miscele si usano eccome, ma si chiamano masala.

Il nostro pollo al curry, questa settimana, è di quella famiglia lì: latte di cocco, mele golden, finocchio, porri, e una polvere che — come tutte — è una miscela e basta: curcuma, coriandolo, cumino, fieno greco.

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