22 settembre 2026

A Roma ci si sposava con una focaccia di farro

Il matrimonio più solenne dell'antica Roma prendeva il nome dal pane di farro usato nel rito. Il cereale che oggi mettiamo in insalata teneva in piedi una cerimonia con dieci testimoni e il pontefice massimo.

Ciotola con insalata di farro

Nell'antica Roma la forma più solenne di matrimonio si chiamava confarreatio. Il nome non viene da una divinità né da una formula giuridica: viene dal farro. Farreum, in latino, è la focaccia di farro; il pane del rito si chiamava panis farreus, e la cerimonia ha preso il nome da lì. Treccani la registra così, senza giri di parole.

Non era una cosa da poco. Servivano dieci testimoni, il flamine diale e il pontefice massimo; i due sacerdoti officiavano il sacrificio col pane di farro mentre gli sposi si scambiavano le dichiarazioni. Era il rito delle famiglie patrizie, quello con cui la sposa passava sotto la potestà della famiglia del marito.

Il farro, del resto, non era un cereale di nicchia: era il cereale. «I Romani più antichi si cibavano soprattutto di farro», scrive l'Enciclopedia Italiana; macinato diventava la puls, la polenta che era il piatto quotidiano di Roma. Quando il grano cominciò a diffondersi il farro non sparì, si continuò a coltivarlo accanto.

Oggi lo trattiamo come un cereale da insalata. Duemila e passa anni fa ci si sposava. Questa settimana l'insalata di farro è in gastronomia, con sedano rapa, germogli di soia, carote e datterino.

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