24 settembre 2026

Non farti infinocchiare: la colpa, si dice, era degli osti

Un verbo italiano di uso comune nasce, forse, da un trucco da osteria: coprire il palato con il finocchio prima di versare il vino. La Treccani però mette le mani avanti.

Polpette di pesce spada

«Non farti infinocchiare.» La storia che si racconta è questa: nelle osterie, quando il vino era sul punto di girare in aceto, l'oste serviva prima qualcosa di finocchio — semi da masticare, un salume conciato con quelli — perché l'aroma ti copre il palato e il bicchiere che arriva dopo sembra migliore di quello che è. Stessa logica per un arrosto non freschissimo: semi di finocchio in abbondanza e il difetto sparisce sotto.

Conviene dirla com'è. La Treccani, alla voce infinocchiare, registra i due significati — condire con semi di finocchio, e ingannare — e poi scrive che l'origine del secondo è «tuttora incerta». Quindi è una spiegazione plausibile, vecchia e ripetuta ovunque, non un fatto documentato. Ma è una di quelle storie che restano in piedi lo stesso, perché la parte verificabile la conosce chiunque: mastica finocchio e per qualche minuto qualsiasi cosa bevi ha un altro sapore.

Nelle nostre polpette di pesce spada e finocchietto i semi di finocchio ci sono davvero, e non per coprire niente: tengono in piedi il pesce spada, che da solo è dolce e un po' timido. Dentro ci vanno anche patate e porri. Sono in banco questa settimana.

Tutte le novità

WhatsApp