18 settembre 2026
La farinata che a Buenos Aires si mangia sopra la pizza
Farina di ceci, acqua e olio: lo stesso impasto cambia nome a ogni porto del Mediterraneo, e sul Rio de la Plata è finito sopra una fetta di pizza.

Una teglia di rame, farina di ceci, acqua, olio, sale. Non c'è piatto più povero, e non c'è piatto che abbia viaggiato di più.
In Liguria si chiama farinata, in genovese fainâ. Bastano pochi chilometri e cambia nome: a Nizza è socca, a Tolone cade, in Toscana cecina o torta di ceci, a Carrara la chiamano calda calda, a Sassari fainé. In Algeria è calentica. E a Buenos Aires e Montevideo è fainá, portata lì all'inizio del Novecento dai genovesi emigrati, quelli che nel quartiere La Boca continuavano a infornare le stesse teglie che avevano infornato in patria.
Là però è successa una cosa che in Liguria nessuno si sognerebbe: la fainá si mangia sopra la pizza. La tagliano a spicchi della stessa misura, si appoggia la fetta sulla fetta e si mandano giù insieme. La chiamano pizza a caballo, pizza a cavallo. Come sia nato l'abbinamento non lo sa nessuno; quello su cui gli argentini litigano ancora è l'ordine, fainá sopra o sotto.
Sull'origine vera si sa poco. Si racconta di soldati romani che avrebbero cotto una pastella di ceci sopra uno scudo, ma è una leggenda e le fonti la danno per tale.
Da noi resta quella di sempre, sottile e cotta in teglia. Questa settimana è nel banco.
