23 settembre 2026

A Roma il giovedì è degli gnocchi. Ma non di quelli alla romana

Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa: a Roma la settimana si mangiava secondo un calendario. E gli gnocchi alla romana, in quel calendario, non c'entrano niente.

Piatto di gnocchi alla romana

«Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa.» A Roma non è un modo di dire: è un calendario. Il venerdì la carne non si mangiava, per astinenza, e allora il giovedì si metteva in tavola qualcosa che tenesse — un piatto pieno, da pochi soldi. Il sabato arrivava lo scarto della macellazione, il quinto quarto, e con quello si faceva la trippa. Una settimana intera scritta in sei parole, molto prima che qualcuno la chiamasse pianificazione dei pasti.

Sull'origine nessuno giura. La Cucina Italiana la fa risalire alla metà dell'Ottocento e cita una poesia anonima in romanesco che assegna un piatto a ogni giorno della settimana; altri la vedono consolidarsi nel dopoguerra, quando in cucina si contava ancora tutto. Probabilmente sono vere tutte e due le cose.

C'è però un equivoco che resiste. Gli gnocchi del giovedì romano sono quelli di patate. Gli gnocchi alla romana sono un'altra cosa: dischi di semola cotta nel latte, con burro, parmigiano e uovo, e poi in forno a gratinare. Stesso nome, stessa città, due piatti diversi.

Questa settimana al banco ci sono tutti e due. Domani è giovedì: se volete rispettare il calendario, sapete cosa fare.

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